Studio radiologico
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La medicina nucleare, altrimenti nota come scintigrafia, permette di rappresentare quasi tutti gli organi interni. Il termine "scintigrafia" deriva dal greco "szinti" che significa "lampo" e da "gramm", che significa "scrivere". L'esempio classico di questa tecnica è dato dagli esami della tiroide. La scintigrafia permette inoltre di ottenere informazioni precise su cervello, reni, polmoni, ossa e articolazioni ed anche sul muscolo cardiaco. La scintigrafia del miocardio viene utilizzata in presenza di sospette alterazioni patologiche, anche come indagine preventiva.

A questo proposito abbiamo dovuto constatare, con sconcerto e sorpresa, che in quattro pazienti su dieci l'irrorazione sanguigna di alcuni settori del muscolo cardiaco era decisamente insufficiente per arteriosclerosi delle coronarie (ovvero la "calcificazione" delle arterie coronarie, che alimentano il muscolo cardiaco), mentre l'ECG del medico di base aveva rilevato ancora una funzionalità cardiaca assolutamente normale.

I pazienti non sapevano fino ad allora di essere soggetti a elevato rischio di infarto!

Lo scintigramma non solo ha permesso di rilevare questo rischio, ma ha anche indicato in tempo una via d'uscita: un trattamento medico mirato ed un comportamento responsabile da parte del paziente hanno migliorato le condizioni del cuore ed hanno permesso di evitare il peggio. Questa possibilità è offerta a tutti coloro che si sottopongono ad un'indagine preventiva mediante scintigrafia del miocardio.

Consigli pratici per l'esame

Si inizia con un ECG sotto sforzo sul cicloergometro. Mentre il paziente pedala energicamente, al cuore deve affluire attraverso le coronarie più sangue di quanto non avvenga a riposo, per produrre una maggiore quantità di ossigeno da inviare alle cellule dei muscoli. Dopo circa dieci minuti viene somministrata una soluzione per via endovenosa (nel braccio) al paziente, che quindi riposa per un'ora circa

A questo punto ha inizio l'esame vero e proprio. Il paziente viene introdotto nell'apertura dell'apparecchio su un lettino mobile. In posizione di decubito, egli deve prestare attenzione alle due spie luminose: all'accensione della spia rossa, durante la scansione, deve trattenere brevemente il respiro, poiché in quel momento viene effettuata la scansione di uno strato del suo corpo e i movimenti respiratori potrebbero interferire con l'immagine; all'accensione della spia verde l'apparecchio si reimposta e il paziente può muoversi. Non si avverte assolutamente nulla, si ode soltanto un lieve ronzio. La dose di radiazioni assorbite dal corpo umano corrisponde approssimativamente a quella di un tradizionale esame radiologico.

Lo stesso esame viene ripetuto, a distanza di alcune ore o alcuni giorni, senza ECG sotto sforzo, per valutare lo stato del muscolo cardiaco anche a riposo e permettere un esame comparato dei due scintigrammi.

"La scintigrafia scopre i rischi maggiori
       di infarts  – molto prima dell' ECG"

Dr.T.Winter, Studio radiologico

Fino a poco tempo fa la tomografia "PET" (tomografia con emissione di positroni) veniva utilizzata solamente per ricerche sicentifiche. Recentemente trova applicazione negli ambulatori di medicina radiologica/nucleare, dato che senza la PET non è più possibile una diagnostica ottimale.

La tomografia "PET" si basa sulla cognizione che determinate modifiche patologiche presentano un metabolismo dello zucchero molto più elevato. Grazie ai rapidi progressi nella tecnica dei computer è ora possibile raffigurare queste regioni presentanti un maggiore metabolismo dello zucchero.

Allo scopo viene utilizzata una soluzione zuccherina alla quale viene aggiunto un elemento radioattivo debole, il fluoro 18. Questa soluzione viene iniettata nel circolo sanguigno e distribuita con il flusso di sangue in tutto il corpo. Nei casi in cui si viene a determinare un aumento del metaboliscmo dello zucchero, per un breve periodo viene aumentata l'aggiunta. Il medico chiama questa aggiunta "focolaio variegato" o, in termini medici, "attività" nella misurazione.

La cosa veramente rivoluzionaria è che la tomografia "PET" non soltanto permette di diagnosticare un tumore, ma anche di rappresentarne in modo tridimensionale le dimensioni e la diffusione anche e in particolar modo delle riproduzioni tumorali (metastasi) in tutto il corpo. Grazie a queste nozioni, è possibile programmare e controllare con più precisione il trattamento successivo. Queste cognizioni sono di aiuto al momento di prendere una decisione sulle successive misure terapeutiche, come una chemioterapia o un'operazione. Inoltre, due settimane dopo aver iniziato una terapia è già possibile sapere se questa ha avuto successo e se è opportuno continuarla. In caso di dubbio ciò può aiutare ad evitare una chemioterapia insensata con gravi effetti collaterali. Grazie alla tomografia "PET" è possibile riconoscere con una precisione al 90% tumori maligni.

Negli USA i pazienti si sottopongono come misura preventiva una volta all'anno alla PET.

Quali sono gli effetti delle radiazioni? Le radiazioni emesse durante un esame tomografico "PET" sono di uguale misura alle radiazioni naturali annuali in Germania, o a quelle durante un volo transatlantico o durante un soggiorno di due settimane in alta montagna. Quindi niente di assolutamente inconsueto per il corpo.

Quando è opportuno effettuare una PET? Una tomografia "PET" viene effettuata per esami del cervello, del cuore, di infiammazioni di origine sconosciuta e di tumori. Con la PET è possibile distinguere con massima sicurezza tra modifiche benigne e maligne, nel caso in cui non sia stato possibile differenziare con sicurezza un reperto sospetto ottenuto con un altro procedimento a immagini.

Con un'esame PET è quindi possibile rispondere con grande sicurezza alle domande "Ho un tumore?" (prevenzione) e "è maligno o benigno?".

Una particolare importanza riveste la tomografia "PET" nelle analisi di tumori del fegato, mammari e del pancreas. Anche per altri tumori della regione otorinolaringoiatrica, carcinomi dell'epidermide e del pancreas è indicato un'esame con una tomografia PET.

Consigli pratici per l'esame

Presentarsi all'esame a digiuno. L'ultimo pasto deve essere stato consumato almeno 8 ore prima. È possibile però bere bevande prive di calorie come acqua o tè non zuccherato. Continuare a prendere normalmente le medicine quotidiane. Pazienti con diabete mellitus possono consumare i normali pasti intermedi anche prima dell'esame.

Prima dell'esame è necessario sdraiarsi per ca. 10 minuti per permettere al metabolismo dello zucchero nella muscolatura di placarsi.

Viene quindi iniettata una piccola quantità dello zucchero radioattivo nella vena. Sono necessarie numerose misurazioni per poter garantire un esame "da cima a fondo", cosa che porta a una durata dell'esame relativamente lunga, ca. un'ora o più. In alcuni casi le misurazioni vengono effettuate subito, in altri casi dopo qualche minuto o addirittura dopo ore a seconda della velocità con cui le sostanze raggiungono o inondano l'organo che deve venire analizzato. Lo svolgimento viene predisposto in precedenza insieme al paziente.

Munirsi di un pò di pazienza

A causa delle quantità minime di materie radioattive che vengono utilizzate, le singole misurazioni possono avere una durata da 10 a 60 minuti. Durante queste misurazioni il paziente dovrebbe muoversi il meno possibile, di modo che le immagini non risultino mosse. Già un movimento respiratorio troppo intenso può causare disturbi di immagine. L'esame di una regione dura circa 30 minuti, un'esame di tutto il corpo circa 60 minuti. Per la durata dell'esame il paziente viene collocato in una posizione possibilmente comoda. Dopo l'esame il paziente non è condizionato soggettivamente o oggettivamente.


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